Articolo pubblicato su "Nuova Secondaria" N.9 Maggio 2004 Anno XXI L'articolo che segue lo scrissi in occasione della presentazione del progetto "Leonardo Sciascia e la cultura del Novecento". Elaborai questo progetto per l'Associazione Amici di Leonardo Sciascia di cui ero Consigliere; era nostra intenzione presentare nelle scuole un autore spesso dimenticato o relegato nell'angusto spazio di scrittore di mafia. Lui, un gigante della letteratura italiana contemporanea! Furono anni di intenso lavoro e di passione civile: realizzammo il progetto a Todi, a Perugia, in Sardegna, a Milano. Ovunque ottenemmo risultati insperati. La scuola era ancora piuttosto vivace, gli studenti curiosi, gli insegnanti disponibili. Nulla a che vedere con l'attuale desertificazione.
A breve pubblicherò sul blog l'intero progetto e chissà se ancora non ci sia, in qualche angolo nascosto di un'Italia malconcia, qualche scuola disposta a farlo suo.
A breve pubblicherò sul blog l'intero progetto e chissà se ancora non ci sia, in qualche angolo nascosto di un'Italia malconcia, qualche scuola disposta a farlo suo.
Leonardo Sciascia e la cultura del Novecento
Un Progetto per la scuola promosso dall’Associazione Amici di Leonardo Sciascia
di Massimo Sestili
Un Progetto per la scuola promosso dall’Associazione Amici di Leonardo Sciascia
di Massimo Sestili
Premessa
Condensare nello spazio di un articolo l’opera e il pensiero di Leonardo Sciascia è impresa quanto mai ardua, sia per la quantità degli interessi and stimuli that induce and calls, both for the quality of its thinking, which must be accompanied by extensive reading and the heated debate that has spun over the years with the greatest writers of the eighteenth, nineteenth and twentieth centuries, so as to form a dense web of intertextual by nature complex and fascinating, but obviously sharp. This difficulty stems from the need to find in large production sciasciana a melody that holds steady and consistent counterpoint to the many sizes from individual works, especially the controversy. The main melodic theme in the thought of Sciascia is certainly justice, with all the implications of ethical, political e letterario che tale problematica comporta. A ben vedere, anche i sette moduli interdisciplinari che compongono il Progetto presentato dalla nostra Associazione nelle scuole, pur nella loro articolazione tematica che cerca di abbracciare le aree di maggiore interesse di Sciascia, presuppongono o esplicitamente contengono il tema della giustizia.
Lo strazio di scrivere
“Credo nella ragione umana, e nella libertà e nella giustizia che dalla ragione scaturiscono; ma pare che in Italia basta ci si affacci a parlare il linguaggio della ragione per essere accusati di mettere la bandiera rossa alla finestra”.
Leonardo Sciascia scrive queste parole come prefazione al suo primo lavoro, Le parrocchie di Regalpetra, pubblicato nel 1956 con l’editore Laterza e sollecitato, oltre che dallo stesso editore, da Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, con i quali Sciascia intratterrà negli anni a venire rapporti di collaborazione, di stima e di profonda amicizia. Dalla apparentemente lontana provincia siciliana, Leonardo Sciascia, grande scrittore civile, in tutta la sua vasta opera ha sempre indagato le possibilità residue di una giustizia giusta, fino al suo ultimo lavoro pubblicato nel 1989 poco dopo la sua morte, Una storia semplice (in realtà si tratta di una storia complicatissima), che contiene come epigrafe un aforisma di Dürrenmatt: “Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”. Certamente non può sfuggire lo scetticismo del forse assunto dal malato e stanco Sciascia in contrapposizione all’ottimismo del credo giovanile; ma pur tra queste evoluzioni e contraddizioni tipiche del personaggio, dell’intellettuale che ama contraddire ed essere contraddetto, rimane costante nel tempo questa sua attenzione ai temi della giustizia, attenzione che rasenta il limite della nevrosi e quindi della non ragione. In chiusura di uno dei suoi più importanti romanzi, Il Contesto (1971), Sciascia aggiunge una nota in cui afferma che la sostanza del suo lavoro: “vuole essere quella di un apologo sul potere nel mondo, sul potere che sempre più digrada nella impenetrabile forma di una concatenazione che approssimativamente possiamo dire mafiosa”. E ancora ne La strega e il capitano (1986), il romanzo che più di altri risente della lezione manzoniana, Sciascia afferma: “Terrificante è sempre stata l’amministrazione della giustizia, e dovunque. Specialmente quando fedi, credenze, superstizioni, ragion di Stato o ragion di fazione la dominano o vi si insinuano”.
Tuttavia in queste brevi note, pur venate dallo scetticismo di Montaigne e dal pessimismo di Pascal, traspare la lezione dell’illuminismo e della fiducia nell’amministrazione di una giustizia laica, che laicamente ammetta la possibilità dell’errore giudiziario che solo un sano e scettico dubbio può contemplare. In questa volontà di destrutturate dall’interno the idea of \u200b\u200binfallibility of the court resulting in the deification of the award, are Voltaire's Treatise on Tolerance, which is opposed with all his might against the unjust sentence Calas, Anatole France, with its contemporary history, tetralogy devoted to error judicial excellence: the Dreyfus affair, Emile Zola's example with his J'accuse bravely traces the path marked out by Voltaire, the giant Bernard Lazare, with his monumental The miscarriage of justice, pamphlets so bold as desperately urgent that has helped change the political course of the Third French Republic. And how perfect synthesis of earthly justice and piety predominate Manzoni The Betrothed and History of the infamous column, the volume that the Sicilian writer has always preferred as a model for his novel investigation.
The problem of justice for Leonardo Sciascia, is terrifying because it involves "one of freedom, human dignity, respect between man and man, and if, over the years, it becomes increasingly the focus of his idea of \u200b\u200bliterature that is because Sciascia sees it as "a problem that is summed up in writing, that writing is agony or ransom." The slaughter and while the fun of the craft of writing, another apparent contradiction in two fundamental principles etico: il rispetto del lettore e l’obbligo di dire sempre la verità. In proposito Sciascia afferma: “Io scrivo per me e per altri me stesso: e in questo va visto un principio etico fondamentale”. La scrittura oltre ad essere una questione di scienza è soprattutto una questione che riguarda la coscienza: l’impegno dello scrittore nei riguardi del lettore per Sciascia non può e non deve ammettere deroghe. In quanto attività che coinvolge lo spirito, la scrittura contiene in sé una forte tensione religiosa, un’aspirazione alla verità che la rende dolorosa e straziante. Conclude Sciascia: “Insomma, tornando al mio caso personale, diciamo che scrivo su di me, per me e talvolta contro di me”.
Presentare Leonardo Sciascia in classe
Pur nella sua brevità, quanto sopra esposto, dovrebbe essere sufficiente per comprendere che Sciascia è scrittore e intellettuale di dimensione europea. Malgrado questo solido legame con la cultura europea, peraltro più volte evidenziato dallo stesso scrittore in numerosi interventi e interviste, la scuola ha insistito a presentarlo come scrittore di mafia, di fatto relegandolo nel bozzettismo regionale e inserendolo nella tradizione della Letteratura regionalistica. Il fatto che Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), siano i romanzi più frequentati nella scuola è indicativo di questa tradizione minimalista e provinciale dell’opera di Sciascia.
There was in fact wanted to investigate in depth the literature because the two sciasciana vulgate that have monopolized the post-war Italian culture, Catholic and Marxist, have generally considered the liberal Enlightenment writer Sciascia an uncomfortable work as the context ( 1971), Todo Modo (1974), Candide (1977), although for different reasons, were rejected as clearly and desertification denounced the ideological vision of Italy.
interview in the book titled Sicily as a metaphor of 1979, the French journalist Marcelle Padovani presentation states, "this author that until very recently, has always been classified under of the Marxist, is, beyond any classification, first of all a great coach, a skilled professional, one of the few contemporary writers who knows his job thoroughly. The craft or art of "being read." Who hath been bored reading a book by Sciascia? Who can really ignore the lesson of style that gives his words concise, brief, incisive film? In this regard Sciascia himself will say: 'Diderot's my teacher. "
Together with the considerable literature from school Sciascia is completely absent from the essayist and critic, despite his studies prove crucial for understanding the root nodes of the Literature the twentieth century. We refer in particular to studies on Pirandello Pirandello Pirandello (1953), Pirandello and Sicily (1961), Pirandello's Alphabet (1989); Sicilian literature anthology entitled Storytellers of Sicily (1991) edited together with Salvatore Guglielmino ; group of essays in the volume for a portrait of a young writer (1985) where Sciascia browse authors core 900 as Savinio, Borgese and Tomasi di Lampedusa.
A study of the Sicilian writer as well as for interdisciplinary modules are structured in our project, therefore, should stimulate a methodological approach to the work of Sciascia, taking into account its complexity, and greater awareness of the connections is closely related to the great European literature.
The lesson of the twentieth century
in the formation of Leonardo Sciascia have a role in determining the readings of the French Enlightenment, in particular the Sicilian writer likes to remind the paradox on the actor and comedian Denis Diderot Libelli Paul-Louis Courier. However Sciascia loves to face up to the great novel of the nineteenth century: an important part of his training to the Stendhal, which devotes an important essay titled Stendhal and Sicily (1984); to Dostoevsky, the author found that in Open ( 1987), pamphlet against the death penalty, to Tolstoy, whose Sciascia ha particolarmente apprezzato La morte di Ivan Il’ič, racconto che accompagna le amare riflessione del Vice ne Il cavaliere e la morte (1988).
Non possiamo tuttavia presentare in classe uno scrittore estraneo alle importanti novità che si affermano nel ‘900 sia nel campo filosofico-scientifico che estetico, o addirittura isolato rispetto al dibattito culturale e politico che si svolge in Italia nel dopoguerra a partire dal neorealismo.
Una affermazione di Sciascia in proposito appare illuminante: “Credo che la mia esperienza di scrittura sia assai complessa, anche se sfocia in risultati semplici. Per molto tempo ho avuto come ideali gli scrittori de «La Ronda», una rivista degli anni Venti e che faceva continuo riferimento a criteri di ordine, di chiarezza, di semplicità. Allora mi è servito da modello Bruno Barilli, al quale l’abituale attività di critico musicale non impediva di stendere resoconti dei suoi viaggi, ricchi di descrizioni veloci e precise. Quando andavo a scuola scrivevo come lui, frasi sfaccettate come brillanti, brevi, staccate – arrivavo alla parodia, alla caricatura. C’è stato poi Manzoni. Se mi si chiedesse a quale corrente di scrittori appartengo, e dovessi limitarmi a un solo nome, farei senza dubbio quello di Manzoni. D’altronde Manzoni oltre a essere il più grande scrittore italiano è anche il più francese degli scrittori italiani: e a tal punto che i francesi non se ne accorgono. E poi: è stato detto che ha convertito, convertendosi, l’illuminismo al cattolicesimo; ma io penso che in lui è forse accaduto il contrario: il cattolicesimo si è convertito all’illuminismo”.
Dunque abbiamo uno Sciascia che si confronta con la semplicità dello stile rondista e nel contempo con la complessa e irrazionale visione del mondo di Pirandello, pur non rinunciando alla grande lezione del Manzoni. Ma soprattutto, con La scomparsa di Majorana (1975), un intellettuale che sa entrare nel vivo del dibattito sulla responsabilità etica dello scienziato con un contributo critico di assoluta originalità.
Massimo Sestili
Consigliere Associazione Amici di Leonardo Sciascia
Per see the Project: www.amicisciascia.it
Bibliography
Leonardo Sciascia, Opere, edited by Claude Ambroise, 3 vols., Milan, Bompiani 1987.
Leonardo Sciascia, Sicily as a metaphor, Milan, Mondadori, 1979.
Matthew Collura, Alphabet heretic, Milan, Longanesi, 2002.
highest honor, Sciascia, Torino, Einaudi, 2002.
Joseph Traina, Leonardo Sciascia, Milano, Bruno Mondadori, 1999.
Lo strazio di scrivere
“Credo nella ragione umana, e nella libertà e nella giustizia che dalla ragione scaturiscono; ma pare che in Italia basta ci si affacci a parlare il linguaggio della ragione per essere accusati di mettere la bandiera rossa alla finestra”.
Leonardo Sciascia scrive queste parole come prefazione al suo primo lavoro, Le parrocchie di Regalpetra, pubblicato nel 1956 con l’editore Laterza e sollecitato, oltre che dallo stesso editore, da Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, con i quali Sciascia intratterrà negli anni a venire rapporti di collaborazione, di stima e di profonda amicizia. Dalla apparentemente lontana provincia siciliana, Leonardo Sciascia, grande scrittore civile, in tutta la sua vasta opera ha sempre indagato le possibilità residue di una giustizia giusta, fino al suo ultimo lavoro pubblicato nel 1989 poco dopo la sua morte, Una storia semplice (in realtà si tratta di una storia complicatissima), che contiene come epigrafe un aforisma di Dürrenmatt: “Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”. Certamente non può sfuggire lo scetticismo del forse assunto dal malato e stanco Sciascia in contrapposizione all’ottimismo del credo giovanile; ma pur tra queste evoluzioni e contraddizioni tipiche del personaggio, dell’intellettuale che ama contraddire ed essere contraddetto, rimane costante nel tempo questa sua attenzione ai temi della giustizia, attenzione che rasenta il limite della nevrosi e quindi della non ragione. In chiusura di uno dei suoi più importanti romanzi, Il Contesto (1971), Sciascia aggiunge una nota in cui afferma che la sostanza del suo lavoro: “vuole essere quella di un apologo sul potere nel mondo, sul potere che sempre più digrada nella impenetrabile forma di una concatenazione che approssimativamente possiamo dire mafiosa”. E ancora ne La strega e il capitano (1986), il romanzo che più di altri risente della lezione manzoniana, Sciascia afferma: “Terrificante è sempre stata l’amministrazione della giustizia, e dovunque. Specialmente quando fedi, credenze, superstizioni, ragion di Stato o ragion di fazione la dominano o vi si insinuano”.
Tuttavia in queste brevi note, pur venate dallo scetticismo di Montaigne e dal pessimismo di Pascal, traspare la lezione dell’illuminismo e della fiducia nell’amministrazione di una giustizia laica, che laicamente ammetta la possibilità dell’errore giudiziario che solo un sano e scettico dubbio può contemplare. In questa volontà di destrutturate dall’interno the idea of \u200b\u200binfallibility of the court resulting in the deification of the award, are Voltaire's Treatise on Tolerance, which is opposed with all his might against the unjust sentence Calas, Anatole France, with its contemporary history, tetralogy devoted to error judicial excellence: the Dreyfus affair, Emile Zola's example with his J'accuse bravely traces the path marked out by Voltaire, the giant Bernard Lazare, with his monumental The miscarriage of justice, pamphlets so bold as desperately urgent that has helped change the political course of the Third French Republic. And how perfect synthesis of earthly justice and piety predominate Manzoni The Betrothed and History of the infamous column, the volume that the Sicilian writer has always preferred as a model for his novel investigation.
The problem of justice for Leonardo Sciascia, is terrifying because it involves "one of freedom, human dignity, respect between man and man, and if, over the years, it becomes increasingly the focus of his idea of \u200b\u200bliterature that is because Sciascia sees it as "a problem that is summed up in writing, that writing is agony or ransom." The slaughter and while the fun of the craft of writing, another apparent contradiction in two fundamental principles etico: il rispetto del lettore e l’obbligo di dire sempre la verità. In proposito Sciascia afferma: “Io scrivo per me e per altri me stesso: e in questo va visto un principio etico fondamentale”. La scrittura oltre ad essere una questione di scienza è soprattutto una questione che riguarda la coscienza: l’impegno dello scrittore nei riguardi del lettore per Sciascia non può e non deve ammettere deroghe. In quanto attività che coinvolge lo spirito, la scrittura contiene in sé una forte tensione religiosa, un’aspirazione alla verità che la rende dolorosa e straziante. Conclude Sciascia: “Insomma, tornando al mio caso personale, diciamo che scrivo su di me, per me e talvolta contro di me”.
Presentare Leonardo Sciascia in classe
Pur nella sua brevità, quanto sopra esposto, dovrebbe essere sufficiente per comprendere che Sciascia è scrittore e intellettuale di dimensione europea. Malgrado questo solido legame con la cultura europea, peraltro più volte evidenziato dallo stesso scrittore in numerosi interventi e interviste, la scuola ha insistito a presentarlo come scrittore di mafia, di fatto relegandolo nel bozzettismo regionale e inserendolo nella tradizione della Letteratura regionalistica. Il fatto che Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), siano i romanzi più frequentati nella scuola è indicativo di questa tradizione minimalista e provinciale dell’opera di Sciascia.
There was in fact wanted to investigate in depth the literature because the two sciasciana vulgate that have monopolized the post-war Italian culture, Catholic and Marxist, have generally considered the liberal Enlightenment writer Sciascia an uncomfortable work as the context ( 1971), Todo Modo (1974), Candide (1977), although for different reasons, were rejected as clearly and desertification denounced the ideological vision of Italy.
interview in the book titled Sicily as a metaphor of 1979, the French journalist Marcelle Padovani presentation states, "this author that until very recently, has always been classified under of the Marxist, is, beyond any classification, first of all a great coach, a skilled professional, one of the few contemporary writers who knows his job thoroughly. The craft or art of "being read." Who hath been bored reading a book by Sciascia? Who can really ignore the lesson of style that gives his words concise, brief, incisive film? In this regard Sciascia himself will say: 'Diderot's my teacher. "
Together with the considerable literature from school Sciascia is completely absent from the essayist and critic, despite his studies prove crucial for understanding the root nodes of the Literature the twentieth century. We refer in particular to studies on Pirandello Pirandello Pirandello (1953), Pirandello and Sicily (1961), Pirandello's Alphabet (1989); Sicilian literature anthology entitled Storytellers of Sicily (1991) edited together with Salvatore Guglielmino ; group of essays in the volume for a portrait of a young writer (1985) where Sciascia browse authors core 900 as Savinio, Borgese and Tomasi di Lampedusa.
A study of the Sicilian writer as well as for interdisciplinary modules are structured in our project, therefore, should stimulate a methodological approach to the work of Sciascia, taking into account its complexity, and greater awareness of the connections is closely related to the great European literature.
The lesson of the twentieth century
in the formation of Leonardo Sciascia have a role in determining the readings of the French Enlightenment, in particular the Sicilian writer likes to remind the paradox on the actor and comedian Denis Diderot Libelli Paul-Louis Courier. However Sciascia loves to face up to the great novel of the nineteenth century: an important part of his training to the Stendhal, which devotes an important essay titled Stendhal and Sicily (1984); to Dostoevsky, the author found that in Open ( 1987), pamphlet against the death penalty, to Tolstoy, whose Sciascia ha particolarmente apprezzato La morte di Ivan Il’ič, racconto che accompagna le amare riflessione del Vice ne Il cavaliere e la morte (1988).
Non possiamo tuttavia presentare in classe uno scrittore estraneo alle importanti novità che si affermano nel ‘900 sia nel campo filosofico-scientifico che estetico, o addirittura isolato rispetto al dibattito culturale e politico che si svolge in Italia nel dopoguerra a partire dal neorealismo.
Una affermazione di Sciascia in proposito appare illuminante: “Credo che la mia esperienza di scrittura sia assai complessa, anche se sfocia in risultati semplici. Per molto tempo ho avuto come ideali gli scrittori de «La Ronda», una rivista degli anni Venti e che faceva continuo riferimento a criteri di ordine, di chiarezza, di semplicità. Allora mi è servito da modello Bruno Barilli, al quale l’abituale attività di critico musicale non impediva di stendere resoconti dei suoi viaggi, ricchi di descrizioni veloci e precise. Quando andavo a scuola scrivevo come lui, frasi sfaccettate come brillanti, brevi, staccate – arrivavo alla parodia, alla caricatura. C’è stato poi Manzoni. Se mi si chiedesse a quale corrente di scrittori appartengo, e dovessi limitarmi a un solo nome, farei senza dubbio quello di Manzoni. D’altronde Manzoni oltre a essere il più grande scrittore italiano è anche il più francese degli scrittori italiani: e a tal punto che i francesi non se ne accorgono. E poi: è stato detto che ha convertito, convertendosi, l’illuminismo al cattolicesimo; ma io penso che in lui è forse accaduto il contrario: il cattolicesimo si è convertito all’illuminismo”.
Dunque abbiamo uno Sciascia che si confronta con la semplicità dello stile rondista e nel contempo con la complessa e irrazionale visione del mondo di Pirandello, pur non rinunciando alla grande lezione del Manzoni. Ma soprattutto, con La scomparsa di Majorana (1975), un intellettuale che sa entrare nel vivo del dibattito sulla responsabilità etica dello scienziato con un contributo critico di assoluta originalità.
Massimo Sestili
Consigliere Associazione Amici di Leonardo Sciascia
Per see the Project: www.amicisciascia.it
Bibliography
Leonardo Sciascia, Opere, edited by Claude Ambroise, 3 vols., Milan, Bompiani 1987.
Leonardo Sciascia, Sicily as a metaphor, Milan, Mondadori, 1979.
Matthew Collura, Alphabet heretic, Milan, Longanesi, 2002.
highest honor, Sciascia, Torino, Einaudi, 2002.
Joseph Traina, Leonardo Sciascia, Milano, Bruno Mondadori, 1999.
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