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| Copertina del n.9 di Zapruder |
“Zapruder”, Gennaio-Aprile 2006 n.9
Massimo Sestili, L'errore giudiziario. L'affaire Dreyfus, Zoìa e la stampa italiana . Con una nuova traduzione del J'accuse di Zola, Postfazione di Giuseppe Panella, Faenza, Mobydick, 2004, pp. 251, euro 16,00.
di Elena Mazzini
Il nutrito panorama di studi dedicati al caso noto come " affaire Dreyfus" non ha impedito a Sestili di presentare questo capitolo della storia francese da una prospettiva originale e feconda. Articolato in quattro sezioni, il libro si apre con una ricostruzione delle fasi che scandirono la vicenda umana e giudiziaria del capitano Dreyfus, dettagliando gli snodi che portarono a condannare un innocente e, in ultimo, a ritrattare il verdetto di colpevolezza. La cronologia dei fatti si accompagna a una disamina sulle cause che indussero la Francia della Terza repubblica, indebolita dalla sconfitta del 1870, ad individuare in un ebreo alsaziano, fedele servitore dell'esercito, il capro espiatorio di un sentire collettivo inquieto e disunito that was in a fierce anti-Semite libellistica its explicit ideological expression. Dreyfus focused on those charges by a coded anti-Jewish tradition which contained conceptual levels of religious and political nature aimed at identifying the Jew as the foreign element of the nation, the bearer of social disintegration propagated by fierce anti-Semitic publications. Even before Zola, was a Jewish anarchist intellectual, Bernard Lazare, take up the defense of Dreyfus, since 1896 by signing articles conceived as "manifest" militant French opponents to the military, through the con-danna example of a "traitor" esibiva la forza e la coesione interna di una componente fondamentale della nazione - l'esercito - il cui prestigio era stato intaccato dalla sconfitta del 1870. Lazare e Zola attraverso la scrittura di articoli mobilitanti, animati da una precisa consapevolezza civile, dettero vita alla figura dell'intellettuale engagé teso a connettere l'azione culturale ad una militanza più politica. La parte finale dell'opera analizza i maggiori quotidiani italiani durante il dipanarsi dell' affaire che, ad eccezione della stampa cattolica, si posizionarono sul fronte dreyfusardo. «Civiltà cattolica» e l’«Osservatore romano», al contrario, abbracciarono e propagandarono le tesi antisemite sostenute oltralpe dal giornalista Éduard Drumont e dagli ambienti della destra nazionalista. Nell'ampia appendice al volume sono riportati estratti di articoli usciti sulla stampa italiana che, dal «Corriere della sera» alla «Stampa», dall'«Avanti!» a «Civiltà Cattolica», testimoniano la rilevanza assunta da un caso che appassionò i settori della comunità nazionale preposti alla formazione di un'opinione pubblica, che in Italia avrebbe trovato in questa vicenda una sua prima compiuta articolazione. La lettura, o ri-lettura, di questo rinomato caso giudiziario and policy is effective insofar as it relates an historical documentary based on a solid level of consideration metatemporal revolving around the dilemma, still rooted in those societies so-called "civilized", how justice can be done without having to create a culture of paranoid guilt, shaped according to requirements do not always correspond to an actual search of the truth.
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